guspensiero

Non ho mangiato troppo. Non sono nemmeno particolarmente nervoso.

Mi sono messo a girare per casa, ho raddrizzato qualche quadro ( storti mi danno fastidio), ho bevuto un grosso bicchiere d'acqua fresca.

Ho intravisto dalla finestra la luna un po' appannata e qualche stella.

Con un' occhiata ho scorso i titoli dei libri ammonticchiati sul tavolino, che prima o poi leggerò .Non stanotte.

Mi sono seduto sul divano e ho chiuso gli occhi.

Le donne mi sono antipatiche.

Questo pensiero è arrivato all'improvviso, non so da dove né perché.

Nessun presagio, nessun evento particolare, nessun incontro. Niente di niente.

Chissà da quanto tempo stava lì in agguato, inascoltato, disperso in mezzo a mille altre sensazioni, immagini, ricordi, suggestioni diverse.

Ma ormai è lì, indietro non si torna.

Né posso far finta che non ci sia.

Me ne assumo la responsabilità.

Viene proprio da me, nessuno me lo ha suggerito, non c'è l'ombra del risentimento né motivi di rivalsa o di frustrazione. No.

Le donne mi sono " naturalmente" antipatiche.

Prendiamo per esempio la tanto decantata maggiore sensibilità.

Le donne non sono più sensibili, ma più sentimentali.

Che è cosa affatto diversa.

O la loro maggiore capacità di esprimere sentimenti ed emozioni.

Hanno solo meno pudore ed una pervicace tendenza ad esagerare l'importanza degli uni e delle altre.

Sono sempre buoni i sentimenti e belle le emozioni.

E depositari di verità, per piccole che possano essere.

Spesso hanno studiato da sante, a volte con qualche profitto.

E sono sempre in credito, come gli esattori delle tasse.

Poche sono capaci di vera allegria e di ironia. Che confondono con il sarcasmo.


Per poche ho provato istintiva simpatia. Quelle di cui ho sentito l'autenticità.

Sì, le donne mi sono naturalmente antipatiche.

Ora lo so e non ci posso fare niente.

E nemmeno lo desidero.

postato da menegolo alle 07:22 di sabato, 21 novembre 2009


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La realtà si lascia docilmente colonizzare dall'abitudine,

dalle abitudini che l'uomo acquisisce nella vita quotidiana.

E quasi scompare.

Nel reticolo delle abitudini, la realtà non si realizza, si nasconde,

svanisce.

La coscienza non rimane più sveglia e si occupa

soltanto di quello che ha davanti, di quello che

capta sul momento.

Il tempo si contrae, si divide e il suo fluire

diventa impercettibile.

La coscienza si spegne, perde intensità, e

l'essere stesso, l'essere a cui questa coscienza

appartiene si nasconde altrettanto,

o ancora più della realtà.

postato da menegolo alle 09:48 di martedì, 17 novembre 2009


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più grave dell'amore

non è a livello del cuore:

è a livello del giudizio,

perché è il giudizio

la radice del cuore.

Niente è desiderato

se non è prima

conosciuto.

Il giudizio è quel

fenomeno

per cui l'uomo

conosce

da uomo le cose,

ciò che fonda

l'oggetto verso cui

si rivolgono

i passi del suo

cammino,

lo scopo della sua

dinamica.

E' il giudizio di valore

la questione prima della

 vita.

postato da nonsonogus alle 11:49 di domenica, 15 novembre 2009


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fa pensare che la storia che sto scrivendo

non possa che riguardare fatti di mafia o

di racket.

Invece, non è così.

Quello che è accaduto nella cittadina siciliana

oscilla tra un soffio di romanticismo

e una ventata di solitudine.

Nella villa comunale tra palme e ficus

si incontravano colf, bambinaie, badanti dell'Est

e vecchietti soli che avevano un passatempo.

Veloci toccatine a gambe, tette e chiappe

di ragazze romene, polacche, albanesi e croate.

Il problema è che il divertimento aveva un costo e un

tariffario.

Tre euro per una pacca sul sedere, due per

sfiorare le gambe e cinque per palpare un seno.

Forse la vicenda sarebbe durata in eterno se un medico di Gela

non avesse denunciato tutto al sindaco.

Non lo ha fatto per becero moralismo.

Il fatto è che i vecchietti pensionati Inps spendevano

tutti i soldi che avevano per il loro gioco preferito.

Forse ho inventato tutto.

Ma può esistere una storia così?

 

 

postato da nonsonogus alle 07:00 di sabato, 14 novembre 2009


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è un uomo capace di testimoniare agli altri la possibilità di una vita umana che si realizza oltrepassando i soliti modelli freddi e incomunicabili.
Se così non è, essere protagonisti si risolve sempre, in un modo o nell'altro, in una sopraffazione, in una violenza sull'altro: questa sarebbe una definizione di protagonismo del tutto inumana.
La via che porta a un diverso modo di pensare il protagonismo umano  è quella di consentire agli altri di realizzare fino in fondo la vocazione al proprio destino promuovendo la vita sul piano di una continua partecipazione.
Guardare chi è protagonista è guardarci in uno specchio che ci restituisce un'immagine piena di speranza, affrancandoci dall'angoscia e dalla banalità dell'insignificanza quotidiana.

postato da menegolo alle 10:17 di mercoledì, 11 novembre 2009


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è colui che, in un corpo a corpo tra

esistenza e idealità,

rischia un giudizio storico calato nella vita

del proprio Paese.

Un giudizio che quando è autentico confina

l'intellettuale in una scomoda solitudine.

Intellettuali sono stati Gobetti, Gramsci, Testori e Pasolini.

Pasolini è il grande diagnostico della

rivoluzione antropologica in Italia,

quella rivoluzione per cui dalla metà degli anni 50

alla metà degli anni 60 avviene un passaggio

velocissimo da un mondo tradizionale

fondato su una concezione umanistica e solidale

a un altro in cui trionfano egoismo, apparenza, vuoto morale.

E' il mondo del Nuovo Potere che nella sua ingannevole

tolleranza persegue un'omologazione generalizzata.

postato da menegolo alle 10:09 di mercoledì, 11 novembre 2009


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http://www.corriere.it/gallery/Esteri/vuoto.shtml?2009/11_Novembre/ucraina/1&9

 

 In piazza con biancheria intima ricavata dalle mascherine protettive "antiinfluenza". E' con questi "strumenti" che si è svolta la proteste di un gruppo di femministe ucraine, nella piazza dell'Indipendeza di Kiev. Secondo le manifestanti governo, giornali e tv stanno creando un eccessivo allarmismo attorno al virus H1N1, creando volutamento panico tra la popolazione (Reuters)



 

(Afp)

postato da menegolo alle 09:22 di mercoledì, 11 novembre 2009


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una parola che corrisponde all'idea dell'uomo vero, e quindi di politica vera: la parola libertà, che non è quella definita dal potere attraverso i mass media. La libertà è una parola che uno deve imparare osservando la propria natura. Se la libertà nasce come soddisfazione del desiderio, vuol dire che la natura ci indica la libertà come la capacità della soddisfazione finale, cioè la capacità della felicità.Il Potere ha solo lo scopo di cercare di governare i desideri dell'uomo per assicurarsi il massimo di consenso da una massa asservita e desiderosa solo di un presunto valore che è quello del denaro
postato da menegolo alle 10:44 di giovedì, 22 ottobre 2009


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che l'esperienza più evidente nella  mia vita

è stata che la coscienza di me,

soprattutto del valore che sono e del

fatto che la mia vita ha uno scopo,

è proprio sorta quando una donna

mi ha guardato con un amore

e con uno sguardo che io su di me

non ero capace di avere.

postato da menegolo alle 07:33 di mercoledì, 21 ottobre 2009


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postato da menegolo alle 19:41 di martedì, 13 ottobre 2009


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Utente: menegolo

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